Vacanze da sogno.

martedì 27 maggio 2008




Serri, santuario di Santa Vittoria


Come arrivareDa Cagliari si percorre la SS 131, direzione Sassari. Oltrepassato il paese di Monastir, si lascia la SS 131 e si prende la SS 128, direzione Senorbì. A Senorbì si seguono le indicazioni per Suelli e Mandas. Superato quest'ultimo paese, a pochi chilometri si svolta a s. per Serri. Dal paese si seguono le indicazioni dei cartelli turistici e si prende la strada asfaltata che, in circa km 4, conduce all'area archeologica con parcheggio e biglietteria. Il contesto ambientaleIl santuario è localizzato sul ciglio S-O della "Giara" di Serri, altopiano basaltico al confine tra la Trexenta e il Sarcidano, nella Sardegna centro-meridionale. DescrizioneCon le sue strutture e gli straordinari ex-voto bronzei, Santa Vittoria costituisce uno dei più importanti complessi cultuali della Sardegna nuragica. Esteso per più di 3 ettari, è difeso a S/S-O dal dirupo naturale e a N-O da una muraglia che segue il margine roccioso. Il santuario, che subì nel tempo profonde ristrutturazioni, presenta quattro gruppi principali di edifici: i due templi e la "capanna del sacerdote", il "recinto delle feste", il gruppo del recinto del "doppio betilo" e il gruppo di E/S-E, gli ultimi due forse legati all'insediamento stabile. A parte stanno la "capanna del capo"ed altri ambienti appartati. Il primo gruppo, a S-O, è accessibile attraverso l'ingresso di una cinta megalitica, segnato in origine da due betili, che ingloba la capanna "dell'ingresso" (diametro m 6). Il pozzo sacro, orientato N-E/S-O, è racchiuso da un recinto ellittico (m 19 x 13) ed è realizzato con accuratissimi filari di blocchi di basalto; presenta lo schema canonico: atrio, scala, pozzo. L'atrio, quadrato (m 2 x 2), ha il pavimento lastricato, un bancone-sedile ed un altare rettangolare con cavità e foro di scarico per il deflusso dei liquidi. La scala, con 13 gradini e copertura gradonata, conduce al pozzo cilindrico (diametro m 2) che aveva in origine una copertura a "tholos". La muratura è costituita da filari di blocchi basaltici perfettamente lavorati (altezza residua m 3 su 20 filari). La fronte del tempio era forse in origine decorata da un fregio a dentelli e da due protomi taurine in calcare. A breve distanza, a S-O, un ingresso aperto in una cortina muraria (lungh. m 14) porta al "tempio ipetrale". Vi si accedeva attraverso una "via sacra"(lungh. m 50; largh. m 4/3), la stessa che con un percorso curvilineo portava alla "capanna 6" (diam. m 11,50), forse un vano per la meditazione prima dell'ingresso al tempio. Questo, rettangolare (m 5,80 x 4,80), orientato N-S, con ingresso a S, è costruito con filari regolari di blocchi di basalto. Mostra due altari sacrificali costituiti da banconi di basalto e lastre calcaree. Un passaggio a S porta alla "capanna del sacerdote", circolare (diam. m 8). È preceduta da un atrio rettangolare (m 2,40 x m 2,80) con sedile ed è costruita con blocchi squadrati di basalto e malta. Risalendo verso N lungo il muraglione di difesa, si incontrano i resti di uno pseudo-nuraghe (Bronzo medio-recente) sul quale presumibilmente i romani eressero un sacello alla Vittoria Al limite N del muraglione è situata la "capanna del capo" (diam. m 5,50; altezza residua m 4), con atrio trapezoidale (m 5,50 x 5,30; altezza m 1,65) dotato di pavimento lastricato e sedili. La camera interna ha 5 nicchie. A circa 50 m a S-E è situato il "recinto delle feste", a pianta ellittica (m 73 x 50; altezza m 1,80), con ingressi a S-O e a S-E. Nell'area centrale (m 50 x 40) si affacciavano ampi porticati con nicchie e pilastri, due vani quadrangolari con banchi e sedili, il "recinto dei fonditori" (diam. m 6,70) con bancone e nicchia, il "mercato" con 9 vani rettangolari (m 4 x 2) dotati di sedili e di lastre per l'esposizione di merci. Sono inserite nel recinto anche : la "capanna della bipenne" (diam. m 6,95; altezza m 2), con resti del basamento di un altare e di un pilastrino decorato; il "recinto con sedile circolare" (diam. m 6,65); la "casa del focolare" (m 4,20 x 2,90); la "casa del guardiano" (m 2,50x2,90); un vano rettangolare (m. 12 x 3) destinato alla cucina. Tra gli edifici del gruppo E/S-E risaltano il "recinto dei supplizi", circolare e scompartito all'interno, e la "curia" o "capanna della assemblee federali", circolare (diam. m 14; interno m 11), con ingresso a S-E e sedile per circa 50 persone. Alle pareti lastre di calcare infisse, forse d'appoggio per le offerte e nicchie, di cui una contenente una vaschetta in calcare. Un bacile di trachite si trovava a sinistra dell'ingresso. Nel vano si svolgevano riti sacri. Il gruppo di N-E mostra un isolato di 6 capanne aperte su spazi comuni, tra queste la "capanna del doppio betilo", dal manufatto calcareo che vi fu rinvenuto, fungente da altare. Per quanto riguarda la datazione, il pozzo sacro risale al Bronzo finale-prima età del Ferro. Il settore E e S-E , ma non la "curia", vennero abbandonati entro l'VIII secolo a C.. Il resto del santuario fu in uso e subì rifacimenti in età punico-romana. Il Taramelli attribuì ai romani la violenta distruzione e l'incendio dell'area. Sul luogo in età bizantina sorsero la chiesa di Santa Maria della Vittoria ed un cimitero. La chiesa fu riedificata nell'XI-XII secolo. Area archeologica di Santa Vittoria


Storia degli scaviL'area fu scavata a più riprese da Antonio Taramelli tra il 1909 e il 1929 e, negli anni '90, da Maria Gabriella Puddu. BibliografiaA. Taramelli, "Il tempio nuragico ed i monumenti primitivi di S. Vittoria di Serri (Cagliari)", in Monumenti Antichi dei Lincei, XXIII, 1914, coll. 313-436, figg. 1-119, tavv. I-VIII; A. Taramelli., "Nuove ricerche nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri", in Monumenti Antichi dei Lincei, XXXIV, 1931, coll. 5-122, figg. 1-67, tavv. I-III; G. Lilliu, La civiltà dei Sardi: dal Neolitico all'età dei nuraghi, Torino, ERI Rai, 1980, p. 240 ss., figg. 43-47, p. 320, fig. 66; G. Lilliu, "L'oltretomba e gli dei", in Nur: la misteriosa civiltà dei Sardi, a cura di D. Sanna, Milano, Cariplo, 1980, p. 110 ss., 116 ss., figg. 91-93, p. 134; E. Contu, "L'architettura nuragica", in Ichnussa. La Sardegna dalle origini all'età classica, Milano, Scheiwiller, 1981, pp. 99, 103 ss., tav, VII, b-c, p. 105 ss., pp. 115, 117, 122, 128 ss., figg. 121-124, 126-128, 141; G. Lilliu, "Serri. Loc. Santa Vittoria", in I Sardi: la Sardegna dal Paleolitico all'età romana, a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 230-233; R. Zucca, Il santuario nuragico di S. Vittoria di Serri, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1988; M.G. Puddu, "Recenti sondaggi di scavo a Santa Vittoria di Serri", in La Sardegna nel Mediterraneo tra il Bronzo medio ed il Bronzo recente (XVI-XIII sec. a.C.). Atti del III Convegno di Studi "Un millennio di relazioni fra la Sardegna ed i paesi del Mediterraneo"(Selargius-Cagliari, 27-30 novembre 1986), Cagliari, Amministrazione provinciale-Assessorato alla Cultura, 1987, pp. 145-156.


Territori sud-orientali


Le trasparenze del mare in un'insenatura della costa di Villasimius


Sono i prodotti enogastronomici a caratterizzare questa sezione dell'Isola: i piatti di pesce del Cagliaritano, come la burrida e la cassola, gli ulivi e gli oli del Parteolla, dal colore cangiante dal verde al dorato, i densi sapori delle diverse tipologie di formaggi della Trexenta, rinomate a livello nazionale, le ottime qualità di agrumi del Sarrabus e della frutta del Gerrei, tutti prodotti inseriti nei menù dei locali ristoranti. Un mondo di sapori tipici che vanno dunque dai prodotti del mare a quelli delle fertili terre sarde, per deliziare i palati di tutti coloro che qui si fermeranno per degustare e arricchire il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze.



Campidano di Cagliari.
Trexenta
Trexenta, campo di colza.


La zona della Trexenta è un susseguirsi di verdi e rigogliose campagne dove frutteti si alternano a vigne, oliveti, campi cerealicoli. Le sue felici condizioni climatiche, favorite anche dall'abbondanza d'acqua, hanno sempre determinato una ricca produzione locale di vino, olio e grano, tuttora rinomata. Proprio al suo paesaggio fertile si deve l'articolata stratificazione storica degli insediamenti umani, che affondano le radici fin dall'epoca preistorica, per proseguire nel periodo punico quando divenne un importante granaio. A questo proposito merita una visita il Museo del Grano di Ortacesus, che documenta gli aspetti tradizionali della coltivazione, lavorazione e consumo del grano. Fra le aree di interesse archeologico nel territorio della Trexenta si segnala il santuario nuragico di Santa Vittoria, centro di culto di rilevanza regionale, capace di attrarre anche da lontano le popolazioni della Sardegna dell'Età del Bronzo. Localizzato sul ciglio sud-occidentale della giara di Serri, esteso per più di 3 ettari, presenta quattro gruppi principali di edifici: i due templi a pozzo con la "capanna del sacerdote", il grande "recinto delle feste", il gruppo del recinto del "doppio betilo" ed il gruppo che sta ad est-sudest, mentre a parte sono la "capanna del capo" ed altri gruppi di ambienti. Nel periodo medioevale distretto del Giudicato di Cagliari, la Trexenta ha vissuto in prima linea capitoli significativi della cultura artistica in Sardegna: così, nella cattedrale romanica di San Pietro a Suelli è possibile ammirare l'importante Retablo di San Pietro eseguito nella bottega cagliaritana dei Cavaro, protagonisti del nuovo corso della pittura in Sardegna nel XVI secolo; Senorbì, città interessata da insediamenti nuragici, diede i natali a Giuseppe Antonio Lonis, il più importante esponente della scultura lignea nell'Isola; Guasila, con la chiesa di Santa Maria Assunta di Gaetano Cima, propone uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica nell'Isola.



Pimentel, Necropoli di S'Acqua Salida e di Corongiu
Domus de janas di Pimentel

Come arrivareImboccata dalla SS 131 la 128 e percorsi 10 km, si imbocca la SP 66 bis. Dopo 6 km si raggiunge Pimentel. Dalla piazza del paese si imbocca la strada comunale per Guasila che porta alla necropoli di Corongiu (svoltando alla prima carrareccia sulla s. e proseguendo per 1 km) e alla necropoli di S'Acqua Salida (svoltando alla quarta carrareccia sulla s. e proseguendo per 150 m). Il contesto ambientaleLa necropoli è ubicata su brevi rialzi di arenaria quaternaria, nel paesaggio dolcemente ondulato della Trexenta. DescrizioneÈ articolata in due aree poste a m 150 di distanza: la prima è costituita da domus de janas del tipo a proiezione orizzontale e a pozzetto (1, 2, 3, 4), l'altra da domus a pozzetto (5, 6, 7). Particolarmente notevole la tomba 1, risultato di diverse fasi costruttive: originariamente del tipo a pozzetto con anticella e grande cella, poi dotata di un lungo corridoio d'accesso al posto del pozzetto ed ampliata sulla destra della grande cella, annettendo tre camerette sepolcrali di una confinante sepoltura. L'anticella ha il riquadro dipinto in ocra rossa. L'ingresso è volto a SO. La tomba 2 è costituita da un pozzetto d'accesso e da una cella rettangolare il cui soffitto, parzialmente crollato, era originariamente sorretto da due pilastri. Sul pavimento è presente una vasca dove sono ricavate delle coppelle. La parete opposta all'ingresso presenta un ornato dipinto in ocra rossa: due protomi taurine con schema a T entro un riquadro rettangolare. Il colore rosso e la protome taurina sono i segni più comuni della religiosità neolitica sarda. La tomba 4 è articolata in un corridoio d'accesso, un'anticella e una cella. L'ingresso è orientato ad E. La cella, circolare, riproduce lo schema della capanna: lo dimostrano i particolari delle pareti e del soffitto dove corrono larghe fasce in rilievo simulanti il tetto e il relativo impianto ligneo di sostegno. Prossima al primo gruppo di tombe è un'area sacra con focolare e coppelle probabilmente destinata ai rituali funebri che precedevano la tumulazione. Le domus 5, 6, 7 sono del tipo a pozzetto con anticella e cella. La cella della tomba 6 presenta una nicchia rettangolare decorata con ocra rossa, un bancone sepolcrale ed un pilastro. Altre coppelle sono incise nella roccia sovrastante il secondo gruppo di tombe. La necropoli viene datata al Neolitico finale (cultura di San Michele, 3200-2800 a.C.), ma non mancano attestazioni di un riuso durante il Bronzo antico (cultura di Bonnanaro, 1800-1600 a.C.). Risale al Neolitico finale anche la domus più famosa della vicina necropoli di Corongiu. Violata da tempi immemorabili, è costituita da un pozzetto d'accesso, un'anticella e una cella. La parete d'accesso alla cella, sopra e ai lati del portello, mostra un interessantissimo ornato simbolico inciso e sottolineato in rosso. La fascia superiore è decorata al centro da un elemento verticale che si apre superiormente in due spirali: il naso e gli occhi della dea madre, secondo l'interpretazione degli studiosi. Ai lati in basso una linea a zigzag è limitata a destra da una spirale e a sinistra da due doppi cerchi. In alto, ai lati della doppia spirale od occhi della dea, sono rappresentati due motivi "a barca" con terminazioni a spirale. Due lunghi elementi verticali che si aprono superiormente e inferiormente in due spirali decorano le pareti ai lati del portello. Storia degli scaviIl sito è stato oggetto di indagine archeologica condotta da Emerenziana Usai. BibliografiaE. Usai, "La cultura Ozieri a Pimentel e a Siddi", in La cultura di Ozieri: problematiche e nuove acquisizioni. Atti del I convegno di studio, Ozieri, Il Torchietto, 1988, pp. 217-222; E. Usai, "Pimentel (Cagliari) Loc. S'Acqua Salida", in I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età romana, a cura di E. Anati, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 113-118.
SERVIZI
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