La musica
L'origine delle launeddas viene fatta risalire all'VIII secolo a.C., sulla base di un bronzetto raffigurante un suonatore ritrovato nelle campagne di Ittiri.
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo: basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri - circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico ballo sardo.
È impossibile sapere quali strumenti musicali suonassero gli artisti di allora insieme alle launeddas ma, presumibilmente, si trattava di quello più antico di tutti e cioè la voce, con la quale molto probabilmente i nuragici si sono esercitati a lungo, visto che sono riusciti ad elaborare un incredibile coro polifonico, i tenores (su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu attualmente tipici dell'area barbaricina), dimostrando di conoscere bene i principi dell'armonia nella polifonia. Nel 2005, l'Unesco li ha classificati come Patrimonio orale e immateriale dell'Umanità.
Da questo suono indigeno, migliaia di anni fa, ha originato uno strumento musicale polifonico unico nel suo genere, le launeddas, formato da tre canne palustri: alla più lunga, detta tumbu, è legata sa mancosa manna e poi sa mancosedda. Per poterlo suonare si utilizza una tecnica di respirazione molto particolare chiamata respirazione circolare (espirazione e inspirazione) grazie alla quale è possibile per il suonatore fornire fiato senza interruzione per diversi minuti.
Sull'origine dello strumento e sull'etimologia, è plausibile che le launeddas siano molto più antiche dell'VIII secolo a.C. : labum + ed, infatti, è una parola sumerica e significa la grande vescica si gonfia. Un altro legame diretto tra Sardi e Mesopotamici. Altri strumenti tipici, oltre all'organetto, sono: la serraggia - costituita da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio -, su pipiolu - uno zufolo fatto di canna palustre - e su tumbarinu, uno strumento a percussione tipico di Aidomaggiore e di Gavoi. Diversi studi sono stati fatti dal ricercatore danese Andreas F. Weis Bentzon, durante le campagne di ricerca effettuate sullo strumento musicale negli anni 1957-58 e 1962.
Le feste popolari
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane e oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio (ed alla necessità) di riaffermare la propria unica identità culturale.
In Sardegna, andare per feste significa immergersi in una cultura antica alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate folcloristiche - a piedi o a cavallo - con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.
Spesso le feste durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali ed organizzati banchetti con pietanze tradizionali a cui tutti possono partecipare.
Le feste popolari più importanti dell'isola sono: Sant'Efisio a Cagliari, la Sagra del Redentore a Nuoro, S'Ardia a Sedilo, la Cavalcata sarda e la Faradda a Sassari, Sa Sartiglia a Oristano.
Gastronomia
La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici derivati dalla tradizione pastorale e contadina e, lungo le coste, dalla tradizione marinara. È molto varia e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze ma anche negli ingredienti.
Come antipasti sono molto apprezzati i prosciutti di cinghiale e di maiale, le salsicce, accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce si possono scegliere vari antipasti di mare.
Primi piatti tipici sono i malloreddus, i culurjonis, i cui ingredienti variano da regione a regione, il pane frattau, la suppa cuata, la fregula, la zuppa gallurese, ecc.
Come secondi piatti, gli arrosti costituiscono una peculiare caratteristica della cucina isolana tanto che quello del maialetto è considerato un emblema.
I pani votivi e i dolci
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione del pane e la preparazione dei dolci - in certe regioni dell'isola può diventare un'arte. Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro alle mandorle, al miele. In alcuni dolci si usa come ingrediente anche il formaggio o la ricotta.
A gennaio in alcune regioni, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparati come dolci le Cozzuleddas, i Pirighitos e il Pistiddu. Per Carnevale si preparano le Frisolas, le Cattas e le Orulettas.
Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali che sono delle vere e proprie effimere opere d'arte. Per la Pasqua si preparano le pizzinnas de ovu, le Casadinas e la Pischedda. Per Ognissanti dolci caratteristici sono il pane di sapa' e i vari Papassinos. Per i matrimoni si preparano dolci molto variegati e ricchi di decorazioni.
In varie occasioni, infine, sono apprezzati il torrone, le Seadas, i Rujolos, i Mostaccioli.
I formaggi
La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa. Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto in Nord America. Vi si trovano i canestrati (pecorini stagionati in cesti di vimini), le Paste di pecorino (simili alle creme di formaggio), la Frue (antenata della Feta greca), i pecorini a pasta molle (Friscu) e quelli a pasta dura (DOP), su Brotzu (Brocciu nelle Gallure), ricotta di antichissima tradizione (ottima quella stagionata su legni aromatici), su Gioddu, una sorta di yogurt di pecora (molto buono con miele amaro), e su Casizzolu (o casu conzeddu), fatto con latte vaccino, buonissimo se mangiato alla sarda (sulla brace, con legna di macchia mediterranea e bacche di mirto).
Vini e liquori
Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite[4] e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi, attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.
Tra i vini rossi il Cannonau è il più importante, insieme alla Monica, al Carignano, al Girò, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato, il Nuragus, il Moscato, senza dimenticare la tipica Vernaccia. Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione), del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri.
Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena. Infine ci sono i liquori, molto apprezzati per il loro sapore unico, che rispecchia gli aromi di questa terra. Alcuni di questi sono il liquore di Mirto (sia bianco che rosso) la fortissima grappa filu 'e ferru ed il Villacidro.
Ambiente naturale
Per estensione, la Sardegna è la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo. Il suo paesaggio naturale alterna profili montuosi dalla morfologia suggestiva a macchie e foreste, stagni e lagune a torrenti tumultuosi, lunghe spiagge sabbiose a scogliere frastagliate e falesie a strapiombo.
Le formazioni calcaree costituiscono il 10% della superficie dell'isola e sono frequenti i fenomeni carsici nei settori centrorientale e sudoccidentale dell'isola, con la formazione di grotte, voragini, doline, laghi sotterranei, sorgenti carsiche, come quelle di Su Gologone di Oliena.
Suggestive sono le formazioni rocciose granitiche, caratterizzate da guglie frastagliate che la continua l'erosione degli agenti atmosferici ha spesso modellato, creando delle singolari sculture, sparse su tutta l'isola, come l'orso di Palau, l'elefante di Castelsardo, il fungo di Arzachena.
Grotte naturali
Le grotte sono un altro elemento pittoresco dell'ambiente naturale dell'isola.
Tra quelle sommerse la più famosa è la Grotta di Nereo, ubicata sotto il promontorio di Capo Caccia. Vi si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso ed è considerata la più vasta grotta sommersa marina di tutto il Mediterraneo.
Fra le grotte litoranee le più famose sono quella del Bue Marino, a Cala Gonone, e quelle di Nettuno ad Alghero.
Fra le grotte terrestri sono particolarmente suggestive quelle di "Su Bentu" a Oliena, Is Zuddas a Santadi, Su Mannau a Fluminimaggiore, San Giovanni a Domusnovas,Santa Barbara ad Iglesias, Su Marmuri a Ulassai e la voragine di Ispinigoli presso Dorgali.
Meno conosciuta,anche perché chiusa al pubblico in quanto non è mai stata costruita una via di accesso sicura, la Grotta verde sempre nei pressi di Alghero.
BY: http://it.wikipedia.org
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