Vacanze da sogno.

domenica 11 maggio 2008

Storia


Quartucciu -  Tomba dei giganti sa Domu 'e s'Orcu
Quartucciu - Tomba dei giganti sa Domu 'e s'Orcu
Cagliari - Museo Archeologico Nazionale - scultura pre-nuragica
Cagliari - Museo Archeologico Nazionale - scultura pre-nuragica

Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu sin dagli albori della civiltà umana un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del mare nostrum in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali. Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste si rivelarono essenziali per le navi che transitavano su rotte dirette verso altri porti.

Fu così che nella sua storia millenaria ha saputo trarre vantaggio sia dal proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi della civiltà nuragica, sia dalla propria posizione strategica, ostacolo invalicabile nella rete degli antichi percorsi. Il risultato è che nel suo antico bagaglio storico si trovano segni di solide culture indigene sviluppatesi nel corso dei secoli, così come gli influssi delle maggiori potenze coloniali antiche. Sono ricche le testimonianze di queste presenze disseminate dappertutto lungo l'intera isola.

La costante resistenziale sarda

Con questo concetto[1] l'insigne archeologo Giovanni Lilliu riassume la lotta millenaria condotta dal popolo sardo contro i colonizzatori che di volta in volta si sono affacciati sulle coste dell'Isola. Una lotta dai forti connotati nazionali ma anche, almeno in tempi moderni, sociali e progressisti.

Questa forma di resistenza esordì contro i Cartaginesi, guidati da Malco, i quali furono sconfitti in battaglia presso la città di Corra; dopo un primo periodo di scontri, le genti Sarde e i Cartaginesi si allearono per far fronte all'espansione di una nuova forza commerciale che intralciava i loro interessi nel Mediterraneo: Roma.

Le rivolte contro i romani furono numerose anche dopo che l'isola passò formalmente sotto la giurisdizione di Roma. Nel periodo repubblicano, vennero represse nel sangue e permisero di riversare a più riprese sui mercati dell'Urbe un ingente flusso di schiavi (un destino che accomunava i Sardi di allora agli altri popoli conquistati militarmente). Cicerone non mancò mai di sottolineare l'infedeltà delle città Sarde nei confronti del potere romano.

Nel Medioevo, l'unità dell'Isola, derivata dall'abbandono delle istituzioni dell'impero bizantino e rafforzata dalla lotta comune contro le scorrerie arabe permise al popolo sardo di dotarsi di istituzioni uniche nel loro genere nell'Europa del tempo. Il Giudicato di Arborea rappresentò l'ultimo bastione tanto contro l'egemonia delle Repubbliche marinare genovese e pisana, quanto contro l'invasione dei re aragonesi-catalani, cui fu infeudato il Regno di Sardegna costituito senza che ne avesse nessuna facoltà dal papa. Da quell'epoca la Sardegna restò sempre soggetta ad altri stati.

Sia pure dopo 4 secoli di dominazione spagnola, anche i Savoia, che ottennero l'isola per giochi diplomatici, trovarono un popolo tutt'altro che docile al loro comando. Nel 1793-'94 i moti antifeudali ed antipiemontesi guidati dal magistrato Giovanni Maria Angioy allontanarono i Piemontesi dalla Sardegna gettando le basi per una repubblica giacobina, ma ben presto furono soffocati dai nobili e possidenti impauriti dalle rivendicazioni sociali espresse dal movimento Angioiano.

L'Ottocento vide il sorgere di un pensiero federalista originale negli scritti di Giorgio Asproni e Giovan Battista Tuveri, ai quali si ricollegò dopo la prima guerra mondiale il Partito Sardo d'Azione di Bellieni e Lussu, sotto le cui insegne vennero organizzate le rivendicazioni dei contadini e pastori sardi, dopo più di un secolo di acquiescenza forzata.

La penetrazione del fascismo in Sardegna fu tutt'altro che facile e il regime ebbe numerosi ed agguerriti oppositori (come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu, per esempio).

Nel secondo dopoguerra l'autonomia regionale è stata spesso messa in discussione per le sue carenze ed il fallimento dei più importanti progetti di riforma economica e sociale (Piani di Rinascita; industrializzazione calata dall'alto).

Oggi la lotta contro le basi militari, contro la prevaricazione coloniale dei gruppi economici italiani ed esteri, contro la distruzione dell'identità della nazione sarda, sono nuove tappe di questo processo di resistenza del popolo sardo.

In Sardegna esistono gruppi politici che mirano ad un maggiore grado di autonomia dell'isola in un quadro di riforma dello Stato italiano in senso federale, come nel pensiero del sardismo per lo storico Partito Sardo d'Azione, o all'istituzione di uno stato indipendente, come Sardigna Natzione Indipendentzia e Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna.

I Sardi

Bronzetto sardo Cagliari - Museo Archeologico Nazionale
Bronzetto sardo Cagliari - Museo Archeologico Nazionale

L'interpretazione linguistica sostiene che i Sardi, originatisi a partire da una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (secondo il glottologo L. Wagner), hanno avuto influenze euroasiatiche. Bisogna però sottolineare che non esiste necessariamente una correlazione tra lingua e genetica. Infatti i Sardi, pur essendo di origine pre-indoeuropea parlano da almeno due millenni lingue indoeuropee: dapprima il latino, poi il sardo, lo spagnolo ed infine l'italiano.

Oggi è possibile ricostruire la storia naturale della popolazione sarda attingendo alla informazione contenuta nel DNA della popolazione attuale. L'interpretazione della variabilità genetica la fa derivare da un gruppo di genti arrivate in Sardegna attraverso varie migrazioni nel paleolitico superiore (14.000 anni fa).

L'antichità della fondazione, l'isolamento millenario e le difficili condizioni ambientali - ad esempio, la malaria - hanno generato nel tempo particolari caratteristiche antropologiche e genetiche.

Per queste ragioni i Sardi, benché siano compresi all'interno della variabilità genetica europea, si differenziano non solo dagli altri Europei, ma anche dai vari gruppi mediterranei, dimostrando di essere la popolazione più conservativa delle radici paleolitiche in Europa, anche in considerazione delle influenze succedutesi nel corso dei secoli, che poco o niente hanno contribuito alla costituzione genetica dei Sardi.

Il differenziamento genetico si esplica anche nella frequenza inusitatamente elevata di certe patologie come la talassemia, la malattia di Wilson, il diabete, la sclerosi multipla e alcune altre malattie autoimmuni, dovute ad un singolare effetto fondatore in combinazione con la selezione in un contesto di isolamento ambientale.

Anche il fenomeno della longevità in Sardegna è correlato a pattern caratteristici e distintivi, nel cui ambito l'Isola vanta alcuni primati.[2][3] Attualmente è presente una intensa attività di ricerca tesa alla comprensione della componente genetica e ambientale implicata nel fenomeno.

Le lingue dei Sardi

Lingue e dialetti della Sardegna
Lingue e dialetti della Sardegna

Per la maggior parte dei linguisti il sardo è una lingua neolatina autonoma appartenente al gruppo delle lingue indoeuropee, considerata la più conservativa tra le lingue derivanti dal latino. In effetti - secondo questa corrente di pensiero - ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo «pone mihi tres panes in bertula»: esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.

Parlata ovunque nell' isola, sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:

  • A nord il logudorese (costituisce il tipo tradizionalmente considerato più conservativo e caratteristico) comprendente le parlate del Logudoro e del Nuorese. Il dialetto nuorese, nonostante sia di tipo logudorese, in virtù dell'isolamento, si caratterizza per maggiore conservazione e fedeltà a forme latine arcaiche rispetto al logudorese comune e per questo motivo viene talvolta trattato come una variante autonoma.
  • A sud il campidanese, si presenta nel complesso come la varietà più innovativa, esprimendo a tratti una maggiore e differente evoluzione rispetto alle varietà centro-settentrionali, riconducibile a un insieme di fattori quali una latinizzazione antecedente, maggiore esposizione a ondate successive di latinizzazione, un generale maggior grado di contatto e accumulazione culturale, nonché dinamiche intrinseche che hanno dato luogo a sviluppi autonomi, talora peculiari. Presenta vocaboli di matrice fenicio-punica ed è parlato nell'intero meridione dell'isola. Esso costituisce la variante più diffusa.

Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese). Nelle isole del Sulcis, a Calasetta e Carloforte, è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino) portatovi dai coloni di origine genovese esiliati dall'isola di Tabarka (Tunisia) nel XVIII secolo.

Ad Arborea (già Mussolinia di Sardegna) si parla un dialetto veneto, chiaro retaggio derivante dai coloni veneti arrivati sull'Isola durante l'opera di bonifica delle paludi nel ventennio fascista. A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska);

Nell'ambito delle iniziative per la ufficializzazione dell'uso della lingua sarda, la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese e campidanese.Pubblica post

Nell'aprile del 2006 la Limba Sarda Comuna è diventata lingua ufficiale per le comunicazioni dell'amministrazione regionale.

http://it.wikipedia.org/

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